Al supermarket con l’imperatore del mondo.

2010
02.14

Al supermarket con l’imperatore del mondo.

Eviterei di andarci al supermercato se non fossi un drogato di Ritter Sport alle nocciole. Mi ero illuso che avrei smesso. Gradualmente ci ho provato. Ero passato al Kinder cereali, sceso in due settimane fino al Ciocori’ bianco col riso soffiato, mi ero imposto di arrivare ad un consumo giornaliero di 10 grammi di Galak…Poi niente, una mattina mi sveglio e scendo in ciabatte fine al Conad sotto casa , come niente fosse infilo in tasca una Ritter Sport . Il controllo antitaccheggio mi incastra. Due mesi di galera, botte, minacce, accuse di essere la mente di qualcosa di grosso, la tv sintonizzata con una gomma da masticare piantata nel telecomando su Italia Uno. Le uniche letture ammesse sulla branda “ La vita di Cristina Parodi” e “ Il meglio della vita di Cristina Parodi”. Ma io li frego, ho con me la biografia non autorizzata di Claudio Lippi e la leggo di notte tenendo una pila tra i denti. Esco. Ogni tanto di nascosto mi faccio una cioccolata in tazza, la consumo nascondendola dentro il sacchetto di carta. Lo fanno a New York, l’ho visto nei telefilm con Karl Malden e gli ubriaconi la fanno sempre franca. Adesso hanno detto che posso comprarla. Strana roba la legge. Ma non e’ la stessa cosa starci dentro. La porta scorre e mi si apre davanti il supermarket con la sua radio in filo diffusione, la fotocellula mi ha riconosciuto nonostante la barba lunga. Una volta giunto nel tempio delle voglie semplici vengo conquistato dal detersivo col 30% in piu’ ma a prezzo bloccato, dalla carta da forno commestibile al gusto di amarena, dai surgelati impanati che sbrodolano mozzarella e da tutta quella meraviglia che da un senso al mio lavoro. Spendo bene . Poi sale lo schifo. Saranno le luci, la scarsa fantasia di quel labirinto che conosco a memoria. Si, mi fa schifo incontrare la gente del quartiere che fu mio quando ci dividevano le reti metalliche e le palizzate storte in tavelle di abete. Eccoli quelli che erano gli adulti della mia infanzia oggi, vecchi, nelle loro giacche a vento color…non so, quel colore che da bambini si otteneva mischiando le tempere Giotto verde col rosso e il blu, insomma, i non colori di oggi tanto in voga che rendono le persone piu’ simili a dei ratti. Trovo tutti cosi’ consumati e tristi e per fortuna che a giorni c’e’ il Sanremo e han fatto bene a mettere in galera quello spacciatore di un drogato di Morgan e per fortuna c’e’ Pupo e su di noi niente nuvole allora. Poi quella dietro al bancone dei formaggi, come si chiama?, beh era la piu’ ambita delle scuole medie nel triennio 1982-1985. Eccola li’, una mummia con due borse viola sotto gli occhi e la tinta dei capelli che svela la ricrescita color argento. Anche in galera l’avrebbero snobbata cosi’ sciatta com’e’.Sono rimasto fedele dentro al gabbio, mi sono masturbato soltanto pensando alla Folliero, nessun’altra.” Mi dia due etti di stracchino signora”, le faccio “ Si sono quello della sezione E che disegnava bene”. La gente si muove furtiva tra gli scaffali e mette nel carrello i suoi bei prodotti accertandosi che nessuno guardi, con il pudore di chi sta nascondendo la parte piu’ intima di se’, il futuro contenuto delle proprie budella, la loro merda privata. Eccoli i ratti spelacchiati dell’ora di chiusura, quelli che si ammassano all’ultimo momento, quelli che per colpa loro devono annunciare al microfono che verra’ aperta anche la cassa tre. E allora arriva la commessa con ancora in mano uno scopettone e sbuffa, ne ha per il cazzo di far scorrere quel pattume sul nastro e contare monetine. Perche’ i centesimi contano. Tengo il mio bottino stretto tra le braccia perche’ il carrellino da portarsi dietro fa un po’ finocchio. Davanti a me una fila interminabile e tanta gente che conosco. Non ci salutiamo cordialmente. “Si, sono il figlio della Claudia!” sarei gia’ pronto a rispondere. “Si ho avvistato un ufo.”- “Si, i miei stanno bene.”- “Si, lo porto ancora in giro l’Hammond!”. Invece non devo dire niente e abbasso lo sguardo sulla formella di cioccolata alle nocciole che sento gia’ scricchiolare tra i denti. Ecco, ogni volta che mi trovo in coda per un qualche motivo ho la sensazione di aver sbagliato qualcosa nella vita, di aver letto male le istruzioni. Mi si affianca un tizio. Ho una specie di calamita per i personaggi borderline, come se mi leggessero in faccia che da me c’e’ posto per i loro, un parcheggio con le strisce bianche per i loro delirii, la postazione psichiatrica a 50 centesimi di dollaro di Lucy dei Peanuts, l’amico di tutti pronto all’assoluzione dei peccati, al sorriso spontaneo, alla pacca sulla spalla. La follia a certi livelli mi incuriosisce. Mi chiedo cosa sia dopotutto il cervello umano se non molto spesso qualcosa di simile ad una scrivania piena di documenti e scartoffie spazzolata dal vento. Questo tizio ha lasciato la finestra spalancata e nei suoi occhi sporgenti si intravede una tempesta. Si volta di scatto verso di me e apre le braccia mentre la fila ordinata dei ratti non gira neppure la testa verso quella figura misera che a me fa compassione perche’ totalmente dominata da una follia pura e segreta che pare risplendere di una luce abbagliante. Ci vuol poco in mezzo allo squallore di quella fotografia di avvilente consueto per apparire luccicante. Quasi mi urla in faccia: “ Sono andato dal vicesindaco!” Quel porco! Si, perche’ e’ un Porco! Uno da galera quello! Ho detto che e’ ora che io , IMPERATORE DELL’UNIVERSO venga risarcito dei miei 120milamiliardi di euro per i 52 decreti legge che il governo ha varato senza il mio definitivo consenso, io Imperatore e figlio di Mose’, ridotto a questa vita senza un soldo per colpa dell’amministratore generale delle imposte di Cesenatico…” Sono rapito da quell’arringa che per esposizione e precisione di dettagli pare averci un fondamento reale. Mi sussurra qualcosa all’orecchio riguardo Ramsete III e ne fa un parallelo interessante con un portaborse di Berlusconi . Non fa una piega, sono un po’ scarso in storia , ma mi fido di lui. Poi passa alla cassa ed e’ la volta della cassiera: ” Io ti sposero’ prima o poi, parola dell’imperatore del mondo, pardon, dell’universo. L’emozione lo ha confuso con un suo cugino. Ti faro’ regina dell’universo, aspetta che mi arrivi il bonifico dei 120mila miliardi di euro e passo di qua a portarti via da questo lavoraccio di cassiera…perche’ diciamoci la verita’ questo e’ un lavoro di merda e la futura sposa dell’imperatore non se lo merita proprio!” La commessa sorride, un riso amaro. Qualcosa l’ha toccata nel profondo e le guance si tingono di un rosa acceso. Forse non e’ proprio il massimo passare dieci anni della propria vita a staccare scontrini e imbustare zucchine, ha ragione. Se soltanto l’imperatore davanti a lei fosse il suo tipo ideale e non vestisse un maglione di pile arancioneviolaverdeblue di moda nel 1992 per dieci giorni soltanto. Cerco di avvicinarmi all’imperatore, voglio capire, scavargli dentro quella melma che sa di genio e disperazione. Puzza di casa senza finestre il mito , il mio messia. “Perche’ proprio 120 milamiliardi di euro? “, gli faccio. Lui mi guarda serio come se stessi dicendo una sciocchezza: “Hai dei dubbi? Pensi che spari delle cifre cosi’, a culo? Ho fatto un accurato conteggio, ho tutto documentato, non una lira di piu’ non una di meno!” Mi guardo attorno, nessuno ha girato gli occhi verso di noi. Io e l’imperatore uniti da una consapevolezza sottile, una verita’ scomoda. Lui non puo’ essere davvero l’imperatore dell’universo. Quello sono io. Io sono L’IMPERATORE DELL’UNIVERSO, lui millanta, si spaccia. Al massimo potrebbe essere il mio vice, un mio degno erede. E sono tentato di farlo inginocchiare davanti a me, prendere una carota dal cestone e a mo’ di spada poggiargliela sulla fronte per il rituale della solenne investitura. Alle 14.30 avrei l’inaugurazione di un complesso edilizio appena condonato su Plutone. Mandero’ lui.

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