Poche ore alla conclusione di questo anno denso.
L’orchestra sbrodolona e arrogante di Quincy Jones gira sul piatto immortale, col suo carico di una New York peccaminosa e swingante. Ho preparato lo smoking. L’ultimo dell’anno vesto lo smoking rimanessi anche in casa a celebrare coi Pippo Baudo e le paillettes del tubo catodico. Lo smoking in segno di rispetto per tutto quello che con l’anno consumato se ne diparte. Eccolo andarsene il vecchio zoppicante, un anno inutile condito da qualche sprazzo di vita oltre le dosi consigliate, qualche palude in cui rispecchiare il proprio statico destino, qualche gioia al guinzaglio corto pronta ad essere strattonata dalla ragione e dal dovere. Il vecchio Alfex si e’ sposato, Franz si e’ sposato, mio fratello e’ dimagrito e Bob ha venduto la sua Fender Jazz Master che “guai, fossi matto a vendermela!”. Eccolo un anno accartocciato nei suoi giorni ormai sgonfiati di senso come un canotto riposto nella cabina dello stabilimento balneare. Mi sono anche innamorato nel 2009, una pratica che rispolvero ogni due tre anni, un piacere e un dolore sempre diverso al quale cerco di divenire immune. Alla fine mi ritrovo solo piu’ vecchio e con qualche certezza in meno. L’unica certezza e’ che amo la mia compagna e questa dipendenza mi costringe a negarmi a deludere aspettative e a fuggire di continuo per meglio esistere. Mio figlio cresce e capisce che il mondo e’ imperfetto a partire da chi piu’ lo ama. Poche cose mi rimarranno di questo anno che mi consegna in pasto ad una nuova decade che sancisce se non la fine della giovinezza un suo innaturale e scomodo prolungamento. Mi rimane l’amicizia della gente che mi sostiene e che crede di ricevere qualcosa da me, il lavoro che abbiamo concretizzato nell’uscita del mio /nostro disco al suo quinto capitolo, la passione per le arti che pareva sprofondata in fondo ad una coltre i nebbia densa e crudele, la consapevolezza che l’amore e’ roba di tutti e come alla morte non gli si scappa.