Adagio Natalizio.

2009
12.19


 

Mi muovo piano, adagio adagio.

La trazione posteriore del mio carrarmato metallizzato considera il ghiaccio come l’unico pericolo reale di questo mite pomeriggio pigro dal cielo color apocalisse e senza antidoto alcuno. Muoversi adagio e’ piu’ che consigliabile. Nello stereo suona Shirley Scott arrangiata da Gary Mc Farland. Il mio disco di organo preferito non porta il nome di Jimmy Smith sopra. Tutto appare bello, anche le luci sgangherate delle case grigie sulla provinciale sembrano aver senso cosi’ condite dal fumo denso della mia sigaretta e dall’organo della first lady dell’Hammond. Si, sfanalatemi  pure, lo so che c’e’ ghiaccio, una lastra di venti  chilometri quadrati . Visto cosi’ il natale non mi fa poi tanto schifo. In tasca una rara  banconota viola aspetta di essere cambiata in doni, frutta secca, vin brule’, etti di lardo pancettato e benzina drogata da ottani. La mia bolla calda di ferro e finta pella mi scalda, nel riflesso dello specchio retrovisore inseguo i riccioli di fumo che danzano verso l’azzurro cupo del cielo minaccioso. Stasera dovevo lavorare  ma salta tutto a causa del ghiaccio. Un po’ mi manchera’ non essere in viaggio coi ragazzi. Sono sicuro che Bob avrebbe portato una chitarra nuova . Bello pero’ essere sospeso in questo clima quasi metafisico alla Frank Capra. Mi stringo nel mio cappotto, nella pessima sciarpa marrone che mamma mi ha legato al collo con le solite mille raccomandazioni. Una mia cara amica mi chiama Scrooge. Oggi pero’ sono stranamente buono e come in un distillato di banalita’ da social network mi sento spinto ad augurare a tutti un buon natale. Non mi sente nessuno e lo dico a voce alta. Buon Natale.

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