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4 Gennaio 2010.


2010
01.06


 

La neve sta coprendo tutte le cose, proprio come nel momento piu’ triste della canzone piu’ bella di Bruno Martino. Odio la neve ma questa e’ una serata magica, una delle poche che capitano nell’arco di un anno. Ci sono mattine magiche, pomeriggi magici, questa e’ una serata magica e come tutte le cose particolarmente belle necessita l’affrontar di un percorso tortuoso. Le gomme scivolano sul ghiaccio e tengo le marce ridotte per non slittare dentro al fossato che costeggia la stradina che porta allo stradone che sfocia nel paese illuminato di giallo. Fiocca la neve e il tempo si annulla. Stasera e’ il compleanno di Chicco e nevica come in un film americano. Il ventre caldo che accogliera’ le anime mai sazie di tutti i suoi amici musicisti e’ la parte sotterranea del Sottosopra, l’osteria burbera e alcolica del vecchio Max ,ultima roccaforte del jazz e ring dei nostri primi cazzotti sui tasti e sui tamburi. Sono passati 15 anni e pare un giorno. Bob dice che non verra’ e neanche Scala, troppa la neve per strada. Sono fiducioso invece, li conosco e il richiamo di quella pancia accogliente e grassa non tardera’ a portarseli a se’ come in un parto al contrario. Cosa mi convinca a tenere ai piedi un paio di leggere Gazelle non lo so davvero. Tengo in testa il mio Borsalino color ruggine e un cardigan in pelle e lana modello Jimmy Smith scalda il torace e le buone intenzioni. Non ho cenato , ho appuntamento con una delle bruschette ai funghi di Max. C’e’ Enrico, la tromba numero uno del circondario, c’e’ Nobile,  c’e’ Mecco, c’e’ Santimone e c’e’ la mia bruschetta nel piatto anzi tre. Ci da dentro con l’aglio il vecchio Max. Ecco Bob nella sua giacca a vento che lo arrotonda come uno zero, spinge la porta a vetri e sorride come se avesse appena steso Golia. Sapevo non si sarebbe arreso al calduccio domestico che alla lunga martella le tempie come emicrania. Bob e’ il sale , e’ il condimento di queste sere rare e gustose come fagioli e salsiccia. Avrei voglia di rotolarlo nella neve, di mettergli una carota al posto del naso, ma Bob e’ delicato e teme il freddo. Mi convince a fumare una sigaretta, questa settimana sono io quello che ha detto basta al tabacco. In piedi sui gradini del locale guardiamo nevicare  rapiti da quel piccolo miracolo come se nelle nostre orecchie suonasse un’aria di Nino Rota. Ecco Simo, stretto nel suo cappotto stretto, regalo di natale che per non offender la consorte indossa come se fosse di misura e comodo. E’ bello grasso il fratellino e la cosa ci rincuora, un cappello a larga tesa e la barba lunga. Sembra Chuck Mangione. “Chi c’e’ di sotto nella sala macchine?”- “C’e’ il mondo intero e anche un sacco di fica.” Il primo giro di alcol lo offro io. I tamburi di Chicco spostano l’aria e qualche amichetta soffre il caldo e svela tette imprigionate in canotte  che paion messe sottovuoto. Eccoci qua come si deve, sfasciati dalle feste e con mogli e suocere a casa a metter a letto i bimbi. La porta dell’inferno lascia entrare altre anime disperate coperte di neve come maccheroni sotto al formaggio grattato. Entrate disgraziati, eroi dei giorni qualunque, amici e zingari di questo carrozzone di musica che vorremmo mai finisse. Ecco Scala col suo sax a tracolla, Ravenna- Cesenatico 2 ore di macchina e infinite bestemmie. Lo sapevo che sarebbe arrivato. Con lui la sorella uguale ma coi capelli, Agata e Florian. L’inferno e’ al completo . Gira la giostra e gira la testa. E’ una festa vera e per un attimo sembrano amici anche gli sconosciuti in un orgia di sorrisi e parole ripetute due volte per il malanno che se le mangia. Fuori nevica che fa paura. Neve seppellisci questi uomini e queste donne in questa bettola di sughi e vino, congelaci felici come lo siamo adesso.