Oggi e’ il 4 luglio, il mio compleanno. Mia madre mi dice sempre che dovrebbero festeggiare lei per quanto ha patito. Una lunga giornata. La Sandra mi ha cantato gli auguri al telefono in stile Marilyn ed e’ stato bello. Poi mi ha chiamato il Terra. Poi qualche messaggio da coloro che si, sono miei amici e amiche. Niente regali, solo opere di bene per favore. Passeggio per Cesenatico, c’e’ un marasma insopportabile, la notte rosa e tutti a strombazzare. Gioco con mio figlio a fare sciocchezze come se avessi anch’io sette anni, spernacchiamo una vigilessa, ci infiliamo in una foto di gruppo al momento dello scatto e scappiamo, beviamo lattine di Fanta e ruttiamo. Tutte cose da far impallidire la madre, persona educata e di regole ferree. Una lunga giornata passata sul terrazzo del Bagno Belvedere a scrivere, a guardare mio figlio tirare calci ad un pallone e ad esaltarsi al calcio balilla, io a consumare litri di chinotto e a fumare. Poi i pensieri di questa estate strana, i pensieri del cuore che fa il ragazzo e vuole innamorarsi costi quel che costi. Lascio il marasma della celebrazione, torno nella campagna dei miei, la famiglia cresciuta al di la’ delle sbarre della ferrovia, tra i campi di grano, albicocche e lucciole, quelle gratis. Nel mio studio il mio Hammond. Lo suono scalzo e pesto la pedaliera a caccia di quel basso che riempie la pancia come un piatto di maccheroni. Sulla consolle di mogano una lattina di Coca Cola, per fortuna tornata al disegno classico bianco su rosso senza quella fascia detestabile color argento. Penso all’immagine dell’interno dell’album di Aretha Franklin “ Live a Fillmore”, una foto del palco con tutti i musicisti fotografati di spalle, compreso un giovane Billy Preston all’organo e un Ray Charles ospite al piano Rhodes. Sull’organo lattine di Coca Cola, lui una camicia da smoking con le frappe, come piacciono a me. Bella quella foto, la rimiravo per ore seduto sulla poltrona del mio flat a Londra pensando che avrei voluto anch’io un bell’organo Hammond per poggiarci sopra le lattine di Coca. Eccolo qua il mio c3 , caldo come il fiato di un cane fedele. Adesso suono un mio nuovo brano gospel, una ballad lenta che piace anche a Bob. Mio fratello alza le spalle, se con la batteria non puo’ fare i suoi Tu-Tapum-Tac , si annoia. La suonerei per ore invece. Riempie il mio vuoto. Sa di pollo fritto e riso in bianco, di anelli di cipolla in pastella, di arrosto di maiale con salsa di menta, di pranzo domenicale del sud, Lousiana, Georgia, Alabama. L’ho intitolato Peebles, come il nome di una persona a me cara che se gli parlo di cucina sa darmi consigli, annuire o mandarmi a quel paese. Quel brano e’ lei per me, una gioia culinaria e cerebrale trasportata in note e intervalli. La musica aiuta, a volte spezza il cuore, ma in linea di massima aiuta. Crea il tuo mondo e non devi spiegare nulla. Nessuno puo’ perdersi, e’ la mappa dell’anima e la strada appare chiara anche al buio. Queste ballads le suono davvero bene, forse meglio di altre cose. Ho il sangue per trovare le note giuste e mi compiaccio di essere davvero un bravo figlio di puttana a regalarmi il piacere di ascoltarmi. Poi la Coca Cola mi fa sentire come Billy Preston. Gira il Leslie in un vortice impazzito e la giornata termina con un sospiro. Reverendo Sam says AMEN .Oggi era il 4 luglio.