L’ho quasi messa a punto, mi mancano un paio di guarnizioni, ma credo che vadano bene quelle della Singer. Non rimango mai senza guarnizioni, per quanto se ne dica in giro. Ho passato la notte a fare le ultime saldature e devo spazzare la cucina dalla polvere di quelle che erano scintille, prima che si svegli mia moglie. Ha ragione quando dice che certi lavori si devono fare in garage. In garage non c’e’ il televisore, pero’, a me piace guardare il Costanzo Show mentre faccio le mie saldature e limo gli esuberi di metallo sciolto e raffreddato in quello che ha tutto l’aspetto di essere un Fonzie annerito. Sono settimane che dormo tre ore per notte. Da prima ancora che mi fissassi con la costruzione della macchina spazio-temporale nei tempi massimi prestabiliti dalla Kelloggs. La colpa e’ di FaceBook . Non pensavo mai al mondo di ritrovarla, a quella li’. Adesso si e’ sposata, e’ diventata la signora Milf, ma io la ricordo con tenerezza come Luisa “la pasticciona”. Ah la mia Luisa! Brutta come un tubero della foresta amazzonica, i denti variegati per misura e colore, buttati senza un criterio in quella bocca senza labbra, le orecchie larghe e spesse come delle gallette di riso. Ho trovato le istruzioni, per mettere in piedi la macchina del tempo, sul lato della scatola dei corn flakes. Ho ritagliato e fissato il quadratino di cartone sul frigo con il magnete a forma di Papa Giovanni XXIII. Il magnete a forma di Homer me l’hanno rubato gli albanesi nel trasloco. Pensavo si trattasse di un giocattolo, di uno scherzo. “Seee!”, pensavo-“La macchina del tempo!” Eccomi qua invece, incredulo per quanta verita’ ci sia scritta sul dorso delle scatole dei cereali. Mi costa meno di un tritatutto De Longhi, a fare due conti. La signora Milf ed io ci siamo scritti con immutata passione, nel frattempo. Le ho chiesto se si ricordasse di come l’avessi soprannominata quando ci frequentavamo allo stabilimento Saturnella di Lido di Savio nel 1988 e lei mi ha risposto “porcona”. “Pasticciona”, l’ho corretta io. Mi dice di aver fatto confusione col cugino. Non pubblica le sue foto e cerco di immaginarmela brutta com’era, anche se il tempo un po’ l’avra’ cambiata. Mi dice di essere 90 chili e le rispondo che le donne un po’ forti di taglia mi rallegrano. Mia moglie mi annoia. Siamo sposati da pochi anni, e’ vent’anni piu’ giovane di me, longilinea, una banalissima modella. Fu eletta miss Santo Domingo 2005 e ha vinto il premio “culo d’oro” ai carri mascherati di Gambettola. La sua bellezza pero’ mi lascia indifferente. I suoi seni sono a pianta larga e duri come i sedili della mia Taunus, i grossi capezzoli neri mi perseguitano ovunque, sotto la doccia, sul divano, al mare. Una tragedia. Dice che la trascuro, dice che il fornaio quando passa col Fiat Scudo bianco la guarda in un certo modo e non sa quanto tempo ancora potra’ resistere. Le dico di comprare il pane a fette del Mulino Bianco alla Conad e lasciare un biglietto di disdetta al panettiere focoso. Le dico di non chiamare l’idraulico. Se perde il rubinetto, sara’ questione di mettere anche li’ una guarnizione della Singer. Si dica quel che si vuole ma in casa mia le guarnizioni non mancano. La supplico di stare chiusa in casa e guardare un DVD con le peggio tragedie dell’umanita’ commentate dalla voce sensuale e paracula di Massimo Ghini. Mia moglie deve considerare che dopotutto la sua e’ una bella vita. Io devo solo pazientare che le passi la giovinezza e si dimentichi del titolo di “culo d’oro”. Io alle scuole medie venni votato “Giavellotto d’argento” nei campionati sportivi di fine anno, non e’ che mi sia poi montato la testa. La macchina del tempo e’ alimentata a gas, il gas degli accendini. E’ una settimana che compro accendini, a scatole da cento pezzi per volta. Mi e’ tornata la voglia di fumare. La signora Milf mi scrive. Mi racconta di quella volta che non ricordo. Ci rimase male dice. Ancora ci pensa. Davvero, non ricordo. “Ma dai!”, insiste. No, davvero non ricordo. Ti dissi : “Infilalo, non aver paura, infilalo.” Strano, non sono uno che si fa pregare. Si…. forse da mia moglie, ma lei e’ molto bella, e’ diverso. “Ma ti ricordi esattamente il giorno?”, le faccio io. Forse e’ giunto il momento di scoprire se la macchina del tempo funziona. “ Era il due di luglio. O il tre? Il due o il tre luglio, al massimo il 19.” “Puoi essere piu’ precisa?”, le faccio io con una mano gia’ sul pomello della macchina pronto a selezionare anno mese e il giorno in cui. “Era il 4 luglio, il giorno del tuo compleanno. Ero il tuo regalo. “ Il mio compleanno a dire il vero e’ il 12 dicembre, comunque non voglio rovinarle l’entusiasmo di quel ricordo. Monto sulla macchina e parto per il 4/7/1988. Come arrivo sento in lontananza un juke box con l’ultima hit di Rick Astley. I vestiti mi vanno larghi adesso che tornato ragazzino peso quasi venti chili di meno. Per fortuna ai piedi ho un classico sempreverde, le Converse di tela nere. Devo trovare un distributore di gel “Effetto bagnato” altrimenti non saro’ credibile. Non mi ricordavo che l’estate del 1988 profumasse cosi’ prepotentemente di olivella selvatica. Sono tornato per infilarlo dentro a “faccia di tubero” e cambiare il destino del mondo una volta per tutte. Se non altro cancellero’ il suo rammarico. Vago tra i lettini dello stabilimento Saturnella, l’appuntamento era per le undici all’ombrellone 134. Scorgo un’ombra massiccia che par essere due. Arrivo tardi. La Luisa si dimena, con voce artefatta sussurra “Infilalo, non aver paura, infilalo.” Piombo dietro i due amanti, picchietto le mie dita sulle spalle di lui. “Ehi tu porco, toglile le mani di dosso!” Dico sicuro che sia farina del mio sacco. Il tipo si gira verso di me. E’ il cugino della Luisa. Un bell’uomo, sulla cinquantina, timido a modo suo. “Cosa vuoi ragazzo?” Sono spaventato, cerco una scusa anni ottanta ed esordisco cosi:” Credo di aver perso il walkman da queste parti, dentro c’era la cassetta degli Afrika Bambaata.”Mi scuso , faccio marcia indietro. Riprendo la macchina del tempo. Mi hanno pure fatto una multa per divieto di sosta. Una multa che al mio ritorno e’ centuplicata. Con FaceBook e la Luisa ho chiuso.
Archive for maggio, 2009
Il bivio.
05.13
Alla fine l’ho messa alle strette. Le ho detto : ”O con me o con Rocco Siffredi! Deciditi!” L’ho minacciata a dover rinunciare al mio leggendario romanticismo. A giorni mi fara’ sapere.
L’amica alcolica.
05.13
Lavo i piatti. Sul piatto gira un vinile di Marian McPartland , una rumba jazzata al piano Wurlitzer. Mi riflette lo specchio nella sua cornice barocca, nei miei mutandoni neri . Ho delle belle gambe, peccato che per contratto si debbano portare appresso il resto. Metto su la napoletana , quella che si gira quando l’acqua bolle, come nei film con i De Filippo e Tina Pica. Faccio amicizia facile, mi appassiono facile, rido e piango facile, mi dimentico facile e cambio facile. Sono un bambino che ha atteso impaziente la maturita’ avanzata per non ascoltare piu’ i consigli di mamma e sbagliare da solo. Penso al mio futuro e mi scopro pigro anche nell’immaginazione. Penso a lei invece con immutato trasporto, la mia amica alcolica che mi piace svestire con le mie parole affilate. E cadono brandelli di vestiti e scoprono la carne rosa. In fondo mi frega di nessuno. Tutti un giocattolone da mettere in soffitta quando non diverte piu’, gli amici, le donne, le passioni, l’entusiasmo delle cose che sembrano poter sostituire la vita. Mi piace spazzare via tutti in un colpo e scoprirmi innocente , con un alibi di ferro. Nessuno puo’ sostituire la gioia dell’essere un merdosissimo egoista narcisista e falso. L’amica ubriaca? Ecco, con lei danzerei fino a sera e i piatti nel lavello si dovrebbero sgrassare ed asciugare da soli. Sono anch’io ubriaco dopotutto, di me stesso.
Pomeriggio lucertola.
05.11
Sto sul balcone di casa e mi taglio le unghie dei piedi. Il cappello di paglia modello Frank Sinatra, le Winston blue, un bicchiere di limonata gelata, Duke Pearson, Lalo Schifrin e Larry Young nello stereo si sommano nella pigrizia di un’estate accennata da un sole gia’ bello propotente. Sto bene. Penso che sto meglio di un papa, meglio di un ricco, meglio di un ministro, meglio di un giovane, meglio di un morto. Taglio anche le unghie delle mani visto che ci sono. Saranno mica mani da pianista. Sono mani da impiegato al McDonald, buone a mettere fette di formaggio nel cheeseburger. I dischi girano e aspiro il fumo della sigaretta come se fosse il mio ultimo giorno da beato. E’ sempre l’ultimo giorno. Potrei saltare addosso alla mia signora e farla gemere fino a scomporre il divano, fino ad infastidire il vicinato obbligato ad orari sessuali piu’ canonici. Invece no. Gli operai hanno tolto l’acqua dalle 12 e tenermi addosso l’odore mio animale fino a riapertura condotte mi sembra troppo, alle 16 ho un incontro con le maestre di mio figlio e non vorrei provocarle, distrarle. Una calma impagabile. Non vorrei essere altrove, non vorrei essere di piu’. Ho anche pagato 370 euro di bollette e spendere i soldi a quel modo mi fa sentire un bravo cittadino di questo mondo esoso. Aspetto il sollecito pero’, troppo facile essere puntuale. Che mi ricordino che c’e’ il gas in sospeso, che c’e’ la multa in fase di raddoppio, che potrei rischiare il pignoramento del mio televisore. Sai che danno. Mi piace il sollecito, fin dai tempi in cui mamma mi diceva di fare il bagno, di lavare i denti, di finire i compiti prima delle nove, di andare a trovare i nonni, di salutare la zia, di sistemarmi la camicia fuori dai pantaloni. E’ la conferma che sono altrove, con la testa, coi pensieri, con i soldi, col cuore. Sentire che qualcun’ altro sta perdendo la pazienza a causa della tua sfrontata liberta’ e’ segno che sei vivo e orgogliosamente maleducato.