Archive for febbraio, 2009

Amici miei, sulle dita.


2009
02.21


Si, gli amici miei. Veri perche’ vissuti giorno per giorno nei giorni in cui contava esserci  proprio perche’ nessuno sapeva che c’eri, ignorato da tutti, quando i vent’anni sono come una pellicola sensibilissima che non si scolorisce, veri perche’ la lontananza chilometrica di oggi nella giungla della famiglia- lavoro-impegni, ne protegge il ricordo con un affetto particolare moltiplicandone all’infinito il mito. Nell’amicizia conta la quantita’ di tempo, non la qualita’. Anzi meglio ancora se assieme s’e’ divisa noia, rabbia, pioggia, la solitudine delle ore che paiono interminabili mentre il futuro e’ roba troppo lontana per preoccuparsene. Gli amici finiscono per essere quelli di sempre, pochi e solidi come colonne di una costruzione che altrimenti non reggerebbe il peso della vita, a volte troppo lunga, a volte spaventosamente corta, a volte semplicemente insensata. Li conto sulle dita di una mano. La mano di un artificiere distratto, la mano sinistra di Django Reinhard. Luca e’ una di queste dita. La prima volta che l’ho incontrato era seduto sulla scalinata della chiesa di S. Francesco a Urbino nel settembre dell’88, la scuola superiore per lui e’ appena cominciata. Ha in mano un panino con la bresaola, e’ bello robustello, diciamo pure ciccione, il viso  rassegnato di chi e’  passato quasi incolume attraverso anni di bullismo nelle scuole medie aquilane degli anni 80. La fronte sudata e’ costellata da brufoletti, tiene sulle ginocchia una cartellina di disegni. E’ la preda perfetta per due attaccabrighe rompicoglioni  come me e il Terra. Un capitolo tutto suo meriterebbe il Terra. Io e il Terra dividiamo dall’85 lo stesso appartamento, siamo fondamentalmente due psicopatici col talento del disegno e l’arte di arrangiarsi, specializzati nello svuotamento di cassette delle offerte in chiesa e tiro alla fionda. Quando non c’e’ una preda da strapazzare ci pestiamo come fratelli rivali , oppure andiamo nel retro del bar Basili dove c’e’ un videogioco nuovo di un cavaliere che fa a pezzi un drago con una musica terrificante. Odiamo ivecchi, gli storpi e i secchioni senza talento che galleggiano nella mediocrita’ lustrando il culo ai professori, il “politically correct” e’ affar lontano, sembra il nome di un panino nell’era Reaganiana che ci sovrasta . Ma a scuola ce la caviamo e come ogni vero teppista che si rispetti, teniamo alto il livello culturale. Leggiamo i Topolini anni settanta con le storie disegnate da Cavazzano, Frigidaire e il neonato Dylan Dog che ancora non si fila nessuno. Dopotutto non e’ del tutto colpa nostra se siamo cosi’. Ad Urbino alle sette di sera e’ tutto chiuso e l’unico punto di incontro e’ una paninoteca edonista chiamata Frisby dove e’ consentito l’ingresso ai Moncler-dotati e agli amanti degli Wham. Presi nella tenaglia della noia improvvisiamo incontri di boxe nella nostra stanzetta disegnando uno striminzito ring con sedie e cinture di accappatoi in spugna annodate tra loro. Ci sfidiamo a mani nude, io, un tipo enorme di Rimini chiamato Del Bianco, il Gabella, il Terra. Di donne non se ne parla, per limonare si aspetta arrivi l’estate della riviera coi suoi pedalo’ in vetroresina. Io ho una mezza storia con una compagna di classe che  solo io trovo carina.Come noi vive esiliata in terra marchigiana e  qualche volta la buttiamo dentro alle nostre risse notturne incuranti della sua appartenenza al sesso debole. I  piu’ deboli ci attirano come avvoltoi su di una carogna e Luca e’ il nostro ideale di vittima. Luca e la sua bresaola. Terra lo guarda attraverso i suoi occhiali da vista con montatura nera da bravo ragazzo in stile Buddy Holly, alla Clark Kent per intenderci, per chi ignorasse il nome dell’unico vero king of rock&roll. A differenza di Superman, il Terra  e’ tutt’altro che buono. Io prendo la cartellina del ciccione e ne estraggo l’album Fabriano F4 pronto a massacrare con ironia i suoi disegni. Nessuno e’ piu’ in gamba di noi con la matita in mano, nessuno ‘ piu’ stronzo. Con nostra sorpresa Luca e’ invece uno in gamba, sa disegnare e pure bene. Non ce la sentiamo di spintonarlo giu’ dalla scalinata, ne’ di buttargli la cartella nella fontana, e’ uno sfigato come noi in fondo, fornito inspiegabilmente di talento. Decisi per il pollice rivolto verso l’alto, lo portiamo a mangiare dalla mia amica, Barbara. Non serve avvisarla, noi bussiamo, ci facciamo aprire e una volta messo il piede tra la porta e lo stipite , entriamo e saccheggiamo l’intera dispensa e il frigo, non curanti che si tratti delle provviste delle altre universitarie che dividono l’appartamento con lei. Si lamenta la ragazza, mai che che gli si porti in casa un bel figaccione muscoloso. Luca ormai e’ dei nostri e non si discute. Mostro i suoi disegni a Barbara, che amante del  bel disegno lo accetta e gli serve una tazza di caffe’. Quel giorno lo ricordero’ per sempre. A meta’ anni 90 io e Luca ci ritroviamo a Londra a lavorare nello stesso studio di cartoni animati messo in piedi  dal buon Spielberg. Anni indimenticabili. Poi andiamo a Copenhagen, sempre per  lo stesso lavoro, ma a me viene la febbre dell’Hammond e gli 11 gradi sottozero ad Aprile mi persuadono a mollare.  Adesso e’ il 2009, dirlo fa un po’ schifo perche’ le cose non sono meglio di allora e la gente non ha nulla da raccontare. Io e Luca non ci sentiamo quasi mai. L’ultima volta che e’ stato qua era l’agosto del 2001 e abbiamo passato le serate in giro per Cesenatico a rompere i coglioni alle ragazze nonostante la mia compagna fosse a casa in dolce attesa.  E’ nel mio stile. Io, lui e quello svitato di Hawannagazz.Un altro da aprirci un capitolo monografico.

Questa mattina io e Luca ci sentiamo via chat line. Forse e’ passato un anno, forse tre. Poco importa. Piu’ di un’ora di ping pong di delirio quasi nonsense. Rido come un matto mentre mia moglie col ferro da stiro in mano mi osserva disgustata. Con l’eta’ le donne peggiorano soltanto e ci odiano se siamo allegri per un qualsiasi motivo che non le coinvolgano affatto.  Riporto qui un breve passaggio:

“Lo senti il Terra?”

“E’ diventato buonissimo, l’ultima malefatta ormai ha compiuto dieci anni.”

“Cioe’?”

“S’e’ venduto su Ebay l’Hotel che gestiva vicino a …comecazzosichiama…”

“Beh?”

“Era in affitto.”

“Ah! Un classico del repertorio direi. Che fai di bello?”

“Sto aspettando che esca il disco nuovo, Luchi’, qui tra un po’ siamo ridotti a magna’ cicorietta!”

“ Bene! Come Sordi in “Bravissimo!” A proposito,tuo figlio in copertina e’ bellissimo!”

“L’ultima volta che sei passato di qua lo sentivi in pancia a mamma sua e mo’ sta sul disco all’organo come se fosse Billy Preston!”

“Te possino…”

“Luchi’, sei ancora fidanzato?”

“Tutto uguale dal 1996, mi hanno praticamente ibernato.”

“Allora non sei stato informato sull’11 Settembre?”

“E’ stato il compleanno di Hawannagazz?”

“Ah, L’hai saputo! “

“ Terribile! Una tragedia!”

Poi  partono citazioni da film a ruota. “I Mostri” di Dino Risi su tutti.

“Si, si, soccontento!”

“Perche’ in questo lavoro ci si vede..”

“Ennn NO!”

 Il Terra ha messo su famiglia a Genova, lavora presso l’architetto piu’ famoso al mondo ed e’ un padre premuroso innamoratissimo della sua splendida bambina , come se una doccia avesse lavato via il suo cinismo e la sana cattiveria in una botta. Ci vediamo di rado e i nostri bimbi giocano assieme volentieri. Mi dice ci vediamo su Face Book. Per certi versi avrei preferito continuare a forzare le cassette dell’elemosina a caccia dei vecchi bigliettoni con sopra ancora il  Giuseppe Verdi nel ritratto di Boldrini. Quello piu’ ruvido sono rimasto io, pazzo a guidare un’auto malandata come fossi arguto e sciatto come Colombo, senza sapere quanto avro’ in tasca il mese prossimo e pieno di sogni da non realizzare. I miei amici sono sulle dita di una mano, quella che uso  per salutarli.

 

 

 

 

Quando la banda passo’.


2009
02.19


Spesso penso al mio funerale, mentre alla morte invece penso di continuo. Ci penso per evitare che  arrivi a cogliermi di sorpresa per potersi poi vantare al bar. A dir la verita’ non mi importa ma ormai ho preso l’abitudine di dormire con un occhio aperto. Ogni minimo acciacco lo interpreto come avvertimento,  e comincio a pensare che il tempo e’ davvero qualcosa di prezioso solo se ce n’e’ abbastanza da poterlo sprecare, altrimenti e’ una prigione. Mi piace pensare che ci sara’ musica quel giorno e che a qualcuno vengano in mente aneddoti su di me di pura natura artificiale.Vorrei sentire le bugie e le lodi e tanti tanti nasi spernacchianti dentro ai fazzoletti. Pensavo di far suonare alla banda ingaggiata a sonorizzare l’estremo saluto qualcosa di Otis Redding  come ad esempio “Try a little tenderness “ oppure “A change is gonna come” di Sam Cooke. Potrebbe fare un bell’effetto sui piu’ sensibili e facili alla lacrima, poi ho avuto un’idea. Stavo impastando la pizza, facendo bene attenzione a non morire cascando dentro all’impasto,  ascoltando qualche brano di electro-rap della mia dipartita gioventu’, di quando sognare di diventare ballerino professionista di break dance era deprecabile come il cannibalismo e giudicato pericoloso quanto farsi di eroina. Maria De Filippi avrebbe rischiato il rogo in piazza. Tra questi brani di musica ultra anni ottanta ,siringata di sintetizzatori e batterie elettroniche , ho riscoperto “Rockit” di Harbie Hancock, probabilmente il brano piu’ bello del novecento assieme al mio “After pizza”. Ho pensato che quello rappresentava il Sam al meglio: forma fisica invidiabile, Adidas e cappellino da baseball girato, dodici kg. di catena placcata in plastica dorata , stella del Mercedes strappata allo yuppie rampante col 190, stereo a batteria , cassette degli  Afrika Bambaata, Kool Moe Dee, Grandmaster Flash, e cartone degli scatoloni aperto a mo’ di tappetino sul quale roteare. Ho pensato che quello sara’ il brano che proporro’,  suonato con gli ottoni, le ance, i piatti e la grancassa e magari  da un qualche mio discepolo con un Minimoog collegato alla batteria di una macchina e Roland Tr 808. Sarebbe bello esserci. Vedere il disgusto dei ben pensanti o il sorriso delle mie amichette magari non piu’ giovani. Anzi decrepite, ultracentenarie.

Funesto inizio.


2009
02.18


Un gran freddo. La sera del quattro gennaio preso da sconforto tiro il mio Toshiba portatile sul pavimento. Volevo spiegare a mia moglie e al nostro bimbo che papa’ Orso non va disturbato quando sta cazzeggiando col suo giocattolone, ma le parole si dissolvono nell’aria come inerme insetticida per mosche insolenti. Pensavo rimbalzasse perlomeno, altrimenti che tecnologia e’? Sarebbe bastato rivestirlo di caucciu’, no? S’impara sempre qualcosa. Ad esempio che il portatile Toshiba non rimbalza e che, anzi, al suo interno contiene certe cosette che urtando si offendono e decidono di non funzionare piu’. La mattina dopo lo riaccendo e lo schermo e’ nero come la pece. Compare una scritta che non vorrei essere capace di tradurre per potermi crogiolare nella speranza che tutto sara’ come prima. Lo spengo lo riaccendo lo rispengo lo accendo di nuovo, una settantina di volte in tutto, poi mi arrendo. Ecco che comincia l’anno 2009. Male. Sono tutte in fila, si tengono per mano, le sorelle sfighe. Ho un disco che sta andando in stampa e non so ancora se  firmero’ il contratto con l’etichetta discografica che me lo sta pubblicando. Ho un’auto che e’ dal meccanico dal 14 novembre e fatico a trovare pezzi di ricambio nonostante abbia sguinzagliato zio David per le concessionarie coi fondi di magazzino nel deserto della Lucania. Ho l’appuntamento con una risonanza magnetica nell’ospedale di Cesena che odio, per una presunta ernia al disco e spero non si tratti di un long playing. Ma ho anche male alla pancia, al collo e sento poco da un’orecchio. Mio fratello Simone notoriamente superciccione, sta progressivamente dimagrendo con rischio di farmi apparire piu’ grasso di lui nello spazio di due settimane. Ho appena ricevuto una multa da 82 euro per un divieto di transito effettuato in quella merdosa citta’ chiamata Bologna che sogno di vedere bruciare come la Roma di Nerone.Ho quasi mille amici di Myspace che non potro’ allietare col mio verbo da imbonitore e carezze virtuali (per signorine only) ai quali presto spero di riuscire a rifilare la mia ultima fatica discografica spacciandola per stampa  limitata a pochissime copie soltanto. Il mio pc e’ rotto, fottuto. Con lui naturalmente tutti i miei documenti e scritti, perche’ mai, e dico mai, feci un back up in vita mia. Troppa fatica. Chiamo Luca. Chi altri? Luca e’ l’amico informatico sempre a disposizione, paziente e preciso. Finche’ non s’incazza e tira il suo bel bestemmione nucleare che spazza via ogni forma di vita sul pianeta. C’e’ abituato a me e mi sopporta con dignitosa eleganza. Dopotutto sono un amico di vecchia data e non saranno certo le mie pene da vandalo telematico a fargli cambiare la pessima opinione che ha di me. Luca si dice debitore a vita con me per avergli nei primi anni novanta regalato una copia di “Music is my life “ di Billy Preston. Un disco fondamentale per chi avesse voglia di uscire dal tunnell dell’heavymetal.Luca risponde, gli faccio gli auguri e mi indirizza verso un centro di assistenza proprio a Cervia, poco distante da me. Il posto e’ chiuso e riapre dopo il 6, me lo dice una voce registrata che ringrazio. Comincia a salire la prima ondata di caldo da crisi di astinenza da Ebay, Myspace, posta elettronica e You Tube. Sento il mio appartamento allontanarsi dal mondo, pare di star sopra ad un pezzo di ghiacciaio staccatosi dall’Antartide pronto a vagare nel silenzio dell’oceano. Sta succedendo tutto la dentro e io non ci sono. I miei amici virtuali stanno complottando di scaricarmi, me lo sento, le centinaia di amicizie richieste non trovano accoglienza nel mio mio ospitale rifugio  virtuale, le aste dei pezzi di ricambio per le Taunus chiudono senza un compratore, su YouPorn tra due amanti e’ scattato qualcosa di magico e invece di trombare tra gemiti e spruzzi, si fanno filmare di nascosto mentre dividono un tavolo della pizzeria  da “Pelo“ di Gatteo a Mare e parlano dei tempi dell’esame di maturita’ senza staccarsi gli occhi di dosso. Il freddo entra in casa, il tempo si fa denso come melassa e la minaccia familiare di sostituire la mia consueta serata a creparmi gli occhi sul monitor con un gioco di societa’ che puzza ancora di natale , mi procura un travaso di bile. Addito i miei cari come colpevoli morali di quel mio scellerato gesto.”Perche’ non avete lasciato in pace babbo Orso mentre scriveva le sue memorie? Perche’? Perche’?” Ma nessuno vuole prendersi la briga di coccolare un tossico di Internet rimasto senza la sua mamma. Potrei cominciare a bere. Sul mobile della cucina c’e’ una bottiglia di Scapa sigillata che ho promesso di mantenere tale per il mio amico Chinasky che quando passo’ di qua due anni fa, preferi’ non portare  con lui sul vagone letto per non farla arrivare strizzata e trasparente al capolinea di Milano Centrale l’indomani mattina. La soluzione e’ farsi una sega in bagno e andare a dormire. Non c’e’ camomilla o bellissimo di retequattro che plachi tale sconforto. Il secondo giorno vago gia’ per il paese a caccia di un Internet point. Sono pronto anche a farmi spennare cinque euro all’ora, pur di scoprire se qualcuno scrive “Manchi”, “Che fine hai fatto?” “Senza te la mia vita non ha senso”, “Mi uccido”. Magari una proposta di lavoro. Se qualche folle fosse deciso a sposarsi e volesse concretizzare la sua sciagura sotto le note del vecchio Sam Paglia e della sua band, sempre pronta ad ogni lucrosa evenienza del genere? Mi ero promesso che non avrei mai piu’ suonato ai matrimoni. Ai divorzi forse, o a quelle feste che nessuno sa cosa si stia festeggiando davvero, e che in fondo saperlo non conta, fino a scivolare in un delirio alcolico che quando ti chiedi che ora s’e’ fatta e’ gia’ il giorno dopo. Quello successivo a quello preventivato. Finalmente arriva il sette di Gennaio. Sono gia’ di buon umore poiche’ l’alberino di natale e’ tornato a riposare nella scatola di cartone in cantina e l’ultima fetta di panettone e’ andata nel bidone. Natale e’ gia’ storia passata e le tenebre delle feste sembrano diradarsi. Sembra cosi’. Sorridono i tecnici del centro assistenza, sono giovani e ci capiscono. Mi dicono che proveranno a recuperare i dati e poi cercheranno di riparare il riparabile. Mi chiameranno  il pomeriggio stesso alle 15 e sapro’ l’esito dell’operazione. Sento che sara’ un giorno speciale, quasi quasi riesco a non pensare che sono fuori da internet da due giorni. Sento gia’ il cervello sgombro e mi riprometto che ci daro’ un taglio. Passa un giorno. Non so nulla ancora. Sono nervoso. Me lo sento, sto perdendo la stima di circa mille persone che hanno chiesto la mia amicizia sul MioSpazio, che hanno creduto in me e trascuro senza dar loro spiegazione. E se rischiassi di non aggiudicarmi  un Minimoog su Ebay in vendita a Cesena con un “Compralo Subito!” a 159 euro? Alle ore 17 del giorno dopo, il centro assistenza mi chiama. Un minuto ancora e sarei andato in tabaccheria per una stecca di Marlboro da fumare intera senza neanche spacchettarla. La voce non mi fa presagire nulla di buono, c’e’ dell’emozione mal celata, una voce gaudente spezzata da una tosse nervosa che mi fa accapponare la pelle.”Ho una notizia buona e una cattiva”. “Dimmi quella buona, ne ho bisogno.”, gli dico io buttandola un po’ sul ridere per metterlo a sua agio.“Abbiamo salvato tutti i dati!” “Allora non ci puo’ essere una notizia cattiva, no?” Il tipo ha un abbassamento di voce improvviso, l’effetto pollice sul triangolino del telecomando della tv quando la guarda mio babbo e sta parlando D’Alema. Il tipo mormora:” Stanotte sono venuti i ladri e hanno portato via nove pc portatili. Il tuo era tra quelli.” La cosa non mi colpisce, penso che dopotutto miei documenti son salvi. Penso all’assicurazione che forse rimborsera’come nuovo un pc vecchio di due anni, allo tsunami che probabilmente non colpira’ mai Cesenatico, al fatto che veda ancora ben senza occhiali, penso a quel tizio, ce ne sara’ uno da qualche parte nel mondo,cui abbiano appena amputato un braccio sano per sbaglio, a chi compra i dischi di Gigi D’Alessio e se li ascolta per intero, a chi non ha la fortuna di possedere una dispensatrice di gioia chiamata Ford Taunus. La prendo con filosofia insomma, ma dodici minuti dopo che ho messo giu’ il telefono sono gia’ nel negozio svaligiato a piangere e a tenere in mano un cd con scritto sopra a pennarelllo DATI X PAGLIARANI. Passano i giorni. L’assicurazione fara’ sapere, dicono. Vago come uno zombie e gioco a Scarabeo con mio figlio. Il mio piccolo riscopre di avere un padre. Trovo anche il tempo di andare a fare la spesa, di cucinare, di spazzare, di lavare i piatti , di tagliarmi le unghie e di guardare Beautiful. Forse sto diventando donna. Litigo e strillo con la mia compagna che tornata da una nottata con le amiche in birreria ha preteso del sesso spicciolo senza considerare la mia sensibilita’ e il bisogno di parlare. Vago per la campagna e scorgo nelle case coloniche famiglie di contadini attorno al pc, al Mac, masticano tabacco, sono vestiti come Peppone con cappellaccio, baffi e camicie a quadri, li seguo nei loro combattimenti virtuali alla Playstation e scopro qualche cafone esaltarsi per la vincita all’asta di una motozappa seminuova. Proprio quella che avrei voluto io. Sono solo. Mio fratello mi accoglie nel suo appartamento dalle tre alle tre e un quarto per una fugace visita su Myspace sul suo Macintosh. Alle tre e un quarto mi fa segno con la mano di sloggiare, proprio mentre stavo diventando il sogno erotico di una moldava con quattro figli e un bisogno smisurato di marito italiano. Che fosse sincera lo davo per scontato. Passo dal centro assistenza svaligiato, il solo odore di computer che aleggia in quel locale mi rassicura. Mi dicono che possono darmi un pc in prestito fino al giorno del rimborso dell’assicurazione. Piango di gioia. Torno a casa, lo installo e corro su internet. Sono ancora tutti li, mi stavano aspettando. In trecento aspettano che dica “SI” alla loro timida richiesta di amicizia. La moldava confessa che i figli sono cinque e non quattro , ma uno e’ in prigione per cannibalismo e non lo devo considerare. C’e’ anche un tipo che non si sposera’ affatto finche’ non rispondero’ positivamente alla sua richiesta di portare il mio Hammond in chiesa e di accogliere gli sposi sulle note di “The cat”. Torno a vestirmi con la tuta da ginnastica, la divisa del tossico da Internet. Passa un giorno. Tutto sta tornando alla normalita’ e mia moglie ha ripreso a cucinare e a urlare “E’ in tavolaaaa!”. Ad un certo punto mi alzo di scatto, muovo un passo verso la cucina, forse mosso da una voglia improvvisa di imposessarmi di un Buondi’ Motta dalla dispensa. Il cavo di alimentazione del pc portatile che ho in prestito si avvinghia al mio piede, uno strattone, un rumore inequivocabile, come di pc portatile non tuo che cade da un’altezza di un metro circa su pavimento piastrellato privo di tappeto o altro materiale morbido ad attenuar caduta. il sangue si raffredda e il piede colpevole pare rimasto imbullonato al pavimento nell’atto di dire: ”Non sono stato io..” Il tempo si congela.  Accendo il pc, lo schermo si illumina in un sinistro disegno di vetro crepato. Penso sia una spiritosa simulazione, un programma che ad avvenuto impatto ci informa graficamente che puo’esser subentrato un lieve problema nella riconfigurazione…no. Ho distrutto il monitor. Il panico si impossessa della casa.             Moglie e figlio mi guardano come fossi un marziano, il Terminator dei portatili, l’uomo dalle mani di merda, il tocco della medusa, the Omen. Ripiombo in uno stato vegetativo. Riconsegno il il pc crepato l’indomani mattina dopo una notte passata a cercare una scusa plausibile che mi scagioni dalla condanna di essere mr. Merda. Sorridono e mi dicono che faremo i conti poi, quando sara’ riparato, faremo patta con i soldi dell’assicurazione. L’importante e’ sorridere. Torno a cucinare, a rammendare calzini, a far chiacchere con la dirimpettaia. Nel frattempo mi riconsegnano la Ford. Non la riconosco. Premo il gas e quella corre come se non avesse piu’ tutti quegli anni addosso. Frena pure, cosa che da tempo non si preoccupava di far piu’. Accendo la vecchia radio e trasmettono “Son of Shaft” dei Bar Kays nell’interminabile versione live di Wattstax. Ecco che al volante della Ford torno ad essere supernegro. Lo sterzo e’ fermo, gli ammortizzatori ammortizzano, il motore ruggisce  e le ruote stridono come nei film con Steve McQueen.Il mio sogno e’ portarla in Lucania dove non esistono limiti di velocita’ e posso tirarla fino a farle sfiorare i 95 km orari! Il meccanico mi presenta il conto, anch’esso stride: duemila euro secchi, quasi tremila considerando i pezzi di ricambio che ho comprato  a parte. Io sorrido. Sfreccio nel limpido mattino bucando il freddo a caccia di un capuccino bollente. Sono fisicamente un rottame e spendo soldi per resuscitae un bidone del 75 che fa 6 km. con un litro. Oggi ho trovato un nuovo pc ad un prezzo buono e con quello ci sto pure scrivendo come fosse successo niente. Domani la stamperia dovrebbe consegnare il mio disco finito negli scatoloni pronti per la distribuzione. Se solo tutte le cose andassero a posto e per il verso giusto. Oggi e’ il 17 febbraio , c’e’ il sole  e sorrido.