Si, gli amici miei. Veri perche’ vissuti giorno per giorno nei giorni in cui contava esserci proprio perche’ nessuno sapeva che c’eri, ignorato da tutti, quando i vent’anni sono come una pellicola sensibilissima che non si scolorisce, veri perche’ la lontananza chilometrica di oggi nella giungla della famiglia- lavoro-impegni, ne protegge il ricordo con un affetto particolare moltiplicandone all’infinito il mito. Nell’amicizia conta la quantita’ di tempo, non la qualita’. Anzi meglio ancora se assieme s’e’ divisa noia, rabbia, pioggia, la solitudine delle ore che paiono interminabili mentre il futuro e’ roba troppo lontana per preoccuparsene. Gli amici finiscono per essere quelli di sempre, pochi e solidi come colonne di una costruzione che altrimenti non reggerebbe il peso della vita, a volte troppo lunga, a volte spaventosamente corta, a volte semplicemente insensata. Li conto sulle dita di una mano. La mano di un artificiere distratto, la mano sinistra di Django Reinhard. Luca e’ una di queste dita. La prima volta che l’ho incontrato era seduto sulla scalinata della chiesa di S. Francesco a Urbino nel settembre dell’88, la scuola superiore per lui e’ appena cominciata. Ha in mano un panino con la bresaola, e’ bello robustello, diciamo pure ciccione, il viso rassegnato di chi e’ passato quasi incolume attraverso anni di bullismo nelle scuole medie aquilane degli anni 80. La fronte sudata e’ costellata da brufoletti, tiene sulle ginocchia una cartellina di disegni. E’ la preda perfetta per due attaccabrighe rompicoglioni come me e il Terra. Un capitolo tutto suo meriterebbe il Terra. Io e il Terra dividiamo dall’85 lo stesso appartamento, siamo fondamentalmente due psicopatici col talento del disegno e l’arte di arrangiarsi, specializzati nello svuotamento di cassette delle offerte in chiesa e tiro alla fionda. Quando non c’e’ una preda da strapazzare ci pestiamo come fratelli rivali , oppure andiamo nel retro del bar Basili dove c’e’ un videogioco nuovo di un cavaliere che fa a pezzi un drago con una musica terrificante. Odiamo ivecchi, gli storpi e i secchioni senza talento che galleggiano nella mediocrita’ lustrando il culo ai professori, il “politically correct” e’ affar lontano, sembra il nome di un panino nell’era Reaganiana che ci sovrasta . Ma a scuola ce la caviamo e come ogni vero teppista che si rispetti, teniamo alto il livello culturale. Leggiamo i Topolini anni settanta con le storie disegnate da Cavazzano, Frigidaire e il neonato Dylan Dog che ancora non si fila nessuno. Dopotutto non e’ del tutto colpa nostra se siamo cosi’. Ad Urbino alle sette di sera e’ tutto chiuso e l’unico punto di incontro e’ una paninoteca edonista chiamata Frisby dove e’ consentito l’ingresso ai Moncler-dotati e agli amanti degli Wham. Presi nella tenaglia della noia improvvisiamo incontri di boxe nella nostra stanzetta disegnando uno striminzito ring con sedie e cinture di accappatoi in spugna annodate tra loro. Ci sfidiamo a mani nude, io, un tipo enorme di Rimini chiamato Del Bianco, il Gabella, il Terra. Di donne non se ne parla, per limonare si aspetta arrivi l’estate della riviera coi suoi pedalo’ in vetroresina. Io ho una mezza storia con una compagna di classe che solo io trovo carina.Come noi vive esiliata in terra marchigiana e qualche volta la buttiamo dentro alle nostre risse notturne incuranti della sua appartenenza al sesso debole. I piu’ deboli ci attirano come avvoltoi su di una carogna e Luca e’ il nostro ideale di vittima. Luca e la sua bresaola. Terra lo guarda attraverso i suoi occhiali da vista con montatura nera da bravo ragazzo in stile Buddy Holly, alla Clark Kent per intenderci, per chi ignorasse il nome dell’unico vero king of rock&roll. A differenza di Superman, il Terra e’ tutt’altro che buono. Io prendo la cartellina del ciccione e ne estraggo l’album Fabriano F4 pronto a massacrare con ironia i suoi disegni. Nessuno e’ piu’ in gamba di noi con la matita in mano, nessuno ‘ piu’ stronzo. Con nostra sorpresa Luca e’ invece uno in gamba, sa disegnare e pure bene. Non ce la sentiamo di spintonarlo giu’ dalla scalinata, ne’ di buttargli la cartella nella fontana, e’ uno sfigato come noi in fondo, fornito inspiegabilmente di talento. Decisi per il pollice rivolto verso l’alto, lo portiamo a mangiare dalla mia amica, Barbara. Non serve avvisarla, noi bussiamo, ci facciamo aprire e una volta messo il piede tra la porta e lo stipite , entriamo e saccheggiamo l’intera dispensa e il frigo, non curanti che si tratti delle provviste delle altre universitarie che dividono l’appartamento con lei. Si lamenta la ragazza, mai che che gli si porti in casa un bel figaccione muscoloso. Luca ormai e’ dei nostri e non si discute. Mostro i suoi disegni a Barbara, che amante del bel disegno lo accetta e gli serve una tazza di caffe’. Quel giorno lo ricordero’ per sempre. A meta’ anni 90 io e Luca ci ritroviamo a Londra a lavorare nello stesso studio di cartoni animati messo in piedi dal buon Spielberg. Anni indimenticabili. Poi andiamo a Copenhagen, sempre per lo stesso lavoro, ma a me viene la febbre dell’Hammond e gli 11 gradi sottozero ad Aprile mi persuadono a mollare. Adesso e’ il 2009, dirlo fa un po’ schifo perche’ le cose non sono meglio di allora e la gente non ha nulla da raccontare. Io e Luca non ci sentiamo quasi mai. L’ultima volta che e’ stato qua era l’agosto del 2001 e abbiamo passato le serate in giro per Cesenatico a rompere i coglioni alle ragazze nonostante la mia compagna fosse a casa in dolce attesa. E’ nel mio stile. Io, lui e quello svitato di Hawannagazz.Un altro da aprirci un capitolo monografico.
Questa mattina io e Luca ci sentiamo via chat line. Forse e’ passato un anno, forse tre. Poco importa. Piu’ di un’ora di ping pong di delirio quasi nonsense. Rido come un matto mentre mia moglie col ferro da stiro in mano mi osserva disgustata. Con l’eta’ le donne peggiorano soltanto e ci odiano se siamo allegri per un qualsiasi motivo che non le coinvolgano affatto. Riporto qui un breve passaggio:
“Lo senti il Terra?”
“E’ diventato buonissimo, l’ultima malefatta ormai ha compiuto dieci anni.”
“Cioe’?”
“S’e’ venduto su Ebay l’Hotel che gestiva vicino a …comecazzosichiama…”
“Beh?”
“Era in affitto.”
“Ah! Un classico del repertorio direi. Che fai di bello?”
“Sto aspettando che esca il disco nuovo, Luchi’, qui tra un po’ siamo ridotti a magna’ cicorietta!”
“ Bene! Come Sordi in “Bravissimo!” A proposito,tuo figlio in copertina e’ bellissimo!”
“L’ultima volta che sei passato di qua lo sentivi in pancia a mamma sua e mo’ sta sul disco all’organo come se fosse Billy Preston!”
“Te possino…”
“Luchi’, sei ancora fidanzato?”
“Tutto uguale dal 1996, mi hanno praticamente ibernato.”
“Allora non sei stato informato sull’11 Settembre?”
“E’ stato il compleanno di Hawannagazz?”
“Ah, L’hai saputo! “
“ Terribile! Una tragedia!”
Poi partono citazioni da film a ruota. “I Mostri” di Dino Risi su tutti.
“Si, si, soccontento!”
“Perche’ in questo lavoro ci si vede..”
“Ennn NO!”